Bankitalia: a giugno debito scende a 2.323,3 mld

Scende il debito pubblico dopo il record di maggio. A giugno è diminuito di 4,1 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.323,3 miliardi di euro. Lo rende noto Bankitalia nel supplemento al Bollettino Statistico ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito’.
La diminuzione è dovuta alla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (9,2 miliardi, a 48,4) che ha più che compensato il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (3,8 miliardi), spiega Bankitalia, aggiungendo che gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente incrementato il debito di 1,3 miliardi.

Sempre a giugno, sono aumentate le entrate tributarie, pari a 31,9 miliardi, in aumento dello 0,9% rispetto allo stesso mese del 2017, rileva Bankitalia. Nei primi sei mesi del 2018 le entrate tributarie sono state pari a 187,1 miliardi, in aumento dello 0,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Al netto di alcune disomogeneità contabili si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole, sottolinea la Banca d’Italia.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/08/17/bankitaliadebito-giugno-giu-2.3233mld_a48548cb-a0f8-42f9-85b3-f7d9fc2fbf9f.html

Ue: debito Italia sale a 133,4%

Il debito pubblico dell’Italia è salito a 133,4% del Pil nel primo trimestre 2018, rispetto al trimestre precedente (131,8%). L’aumento italiano (+1,6 punti percentuali) è il terzo più elevato nella Ue, dopo Belgio (+2,9) e Grecia (+1,8). Lo comunica Eurostat. Su base annua, cioè rispetto al primo trimestre 2017, il debito italiano è calato di 0,4 punti. In termini assoluti, il debito italiano resta il secondo più elevato dopo quello della Grecia (180,4%).

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/20/ue-debito-italia-sale-a-1334_1041935c-61d8-4582-83d0-2a9d9102b753.html

Bankitalia: record debito a 2.327 mld

Nuovo record assoluto per il debito pubblico italiano che a maggio è aumentato di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.327,4 miliardi.
E’ quanto si legge nel supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” di Bankitalia. L’aumento da fine 2017, quando il debito si è attestato a 2.263 miliardi, è stato di 84,3 miliardi con un incremento del 3,6%.
Sempre a maggio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33,6 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2017. Nei primi cinque mesi del 2018 le entrate tributarie sono state pari a 155,2 miliardi, in aumento poco più di 800 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando avevano toccato i 154,3 miliardi. “Al netto di alcune disomogeneità contabili – si legge ancora- si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/13/bankitalia-record-debito-a-2.327-mld_a454f3fb-c207-4a06-b407-3929ee452cc2.html

Bankitalia, il debito pubblico ad aprile sale di altri 9 miliardi

Continua l’aumento del debito pubblico. Secondo i dati della Banca d’Italia è cresciuto di 9,3 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.311,7 miliardi. A marzo scorso il debito pubblico era a quota 2.302,3 miliardi mentre ad aprile del 2017, a 2.271,5 miliardi. L’incremento è “dovuto all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro di 7,3 miliardi a 52,1 (erano però 58,5 ad aprile 2017) e al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (2,4 miliardi)”. Ad aprile le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 30 miliardi, in aumento di 1,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2017.

Dai dati di Via Nazionale emerge anche che è aumentato sensibilmente in marzo, mese delle elezioni politiche nel Paese, il controvalore dei titoli di Stato italiani detenuti da investitori esteri, portandosi ai massimi da due anni a 712,730 miliardi dai 688,854 (rivisto da 689,879) del mese precedente. Si tratta del valore più alto dai 730,610 miliardi del marzo 2016. In base a calcoli Reuters sulle statistiche di Banca d’Italia, la quota dei titoli in mano ai non residenti è passata al 36,6% del totale dei governativi italiani in circolazione dal 35,7% di febbraio. Il dato include i titoli di Stato detenuti da investitori domestici attraverso soggetti non residenti (come gestioni patrimoniali e fondi) e quelli detenuti dall’Eurosistema direttamente (e non attraverso Bankitalia) e da banche centrali di altri Paesi. Nella sua recente relazione annuale Bankitalia stimava a fine 2017 una quota detenuta da investitori esteri veri e propri al 26,5%, contro un dato lordo del 35,4%, confermando un divario tra le due grandezze storicamente nell’ordine dei 10 punti percentuali. 

Intanto dai dati Istat emerge che l’inflazione corre ma in misura leggermente inferiore rispetto alle stime preliminari: a maggio i prezzi sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1% su base annua (da +0,5% registrato ad aprile). La stima preliminare era +0,4% su base mensile e +1,1% su base annua. L’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +0,9%. Per quanto riguarda maggio, l’Istat spiega che la marcata ripresa dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni alimentari non lavorati, la cui crescita tendenziale passa da +0,7% di aprile a +2,4% e dei beni energetici non regolamentati (da +2,7% a +5,3%).

A spingere l’inflazione sono gli effetti del clima impazzito che ha provocato l’aumento congiunturale dell’11,2% dei prezzi della frutta, duramente colpita dal clima con gelate e grandine che hanno fatto sparire quest’anno dagli alberi un frutto su quattro, dalle albicocche alle ciliegie, dalle pesche alle nettarine fino alle susine. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’andamento dei prezzi a maggio, in cui è caduta il 63% di pioggia in più rispetto alla media storica secondo i dati Isac Cnr.

A questi fattori si aggiunge l’inversione di tendenza della dinamica dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a +1,7%); contribuiscono poi, seppur in misura minore, i prezzi dei tabacchi (da +2,8% a +3,4%) e quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,0% a +1,3%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici crescono entrambe da +0,5 di aprile a +0,8%.

L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto ai rialzi dei prezzi di diverse tipologie di prodotto, tra cui spiccano quelli dei beni energetici non regolamentati (+2,1%), degli alimentari non lavorati (+1,9%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Tabacchi (+0,6% per entrambe).

L’inflazione accelera sia per i beni (da +0,7% di aprile a +1%) sia per i servizi (da +0,3% a +0,9%). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su base mensile e dell’1,7% su base annua (in accelerazione da +1,2% registrato ad aprile). 

In Eurolandia, invece, certifica l’Eurostat, il tasso di inflazione è cresciuto all’1,9% a maggio 2018, rispetto all’1,3% di aprile, in linea con il dato preliminare. A maggio del 2017 era all’1,4%. Il dato dell’intera Unione europea si attesta al 2% a maggio rispetto all’1,5% di aprile e all’1,6% dello stesso mese di un anno fa. L’inflazione più bassa si registra in Irlanda (0,7%) e Grecia (0,8%). I tassi annui più elevati sono in Romania (4,6%) ed Estonia (3,1%).

Fonte: MilanoFinanza  –  https://www.milanofinanza.it/news/bankitalia-il-debito-pubblico-ad-aprile-sale-di-altri-9-miliardi-201806151130189818

Moscovici, rispettare tempi democrazia in Italia, ma sul debito torniamo nel 2019

L’analisi del debito per l’Italia “suggerisce che la regola del debito è rispettata” e che il Paese è “ampiamente in linea con il braccio preventivo del Patto di stabilità nel 2017”. Lo scrive la Commissione Ue nelle raccomandazioni all’Italia.  Intanto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis sottolinea: ‘l’apertura di una procedura” per il debito “non è necessaria oggi”, ma la Commissione ci ritornerà su ‘nella primavera del 2019, quindi non è la fine della storia’.

“Abbiamo deciso di non aprire una procedura per debito per l’Italia” conferma il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. “Il messaggio politico per l’Italia  – ha detto Dombrovskis – è chiaro: deve continuare a ridurre il debito pubblico che è il secondo più alto dopo la Grecia, ma dalla nostra valutazione vediamo un ampio rispetto del Patto nel 2017 e della regola del debito”. 

Moscovici, rispettare tempi democrazia in Italia – “L’esperienza che abbiamo, trattandosi dell’Italia come degli altri paesi, è che dobbiamo rispettare la legittimità e i tempi democratici, dobbiamo aspettare la fine” del processo di formazione del nuovo governo e quindi “la Commissione non può e non deve pronunciarsi su annunci ma deve basarsi sull’attività legislativa” del futuro esecutivo. Così il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici sulla situazione in Italia. “Mi auguro – ha aggiunto – che una cooperazione” con il futuro governo italiano che sia “basata sul dialogo, la comprensione e la reciprocità” perché “l’Italia è uno dei Paesi fondatori” dell’Ue “e al cuore dell’eurozona, ed è in questo quadro che deve iscriversi la sua traiettoria” futura.

Sfide Italia note, servono risposte credibili – “La situazione in Italia vede sfide ben note che aspettano risposta”, in particolare risolvere la questione del “debito è importante per l’avvenire dell’Italia e dei cittadini italiani, e questo necessita di risposte credibili” a cui “come amici e innamorati dell’Italia dobbiamo prestare attenzione” ha spiegato.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/05/23/ue-ok-conti-2017-italia-ha-rispettato-regola-debito_430b5b2e-2643-4313-b003-c161846da393.html

Fitch boccia il contratto Lega-5S

Il contratto di coalizione fra i “due partiti più populisti ed euroscettici italiani aumenta i rischi per il profilo di credito sovrano” dell’Italia, “in particolare attraverso un allentamento fiscale e il potenziale danno alla fiducia”. E’ netto il giudizio dell’agenzia di rating Fitch in una nota sulla situazione politica italiana, ricordando come nell’aprile 2017 proprio “il rischio politico era stato un fattore chiave nel downgrade dell’Italia a ‘BBB’ “.

Pur ricordando come siano state ritirate da una bozza precedente alcune proposte che aprivano la porta alla “creazione di un meccanismo per l’uscita dalla moneta unica” sono rimaste nel contratto – si sottolinea – “misure che implicano un atteggiamento fiscale espansivo, accrescono l’incertezza sul settore bancario italiano e rendono più probabili scontri con le autorità della zona euro”.

Fitch evidenzia come “la piena attuazione degli impegni” – dal reddito di base universale alla ‘flat tax’ e alle modifiche all’età pensionabile – aumenterebbe significativamente il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dal 2,3% del PIL l’anno scorso mentre “le proposte per un aumento delle entrate non compenserebbero questi impegni”: insomma, secondo l’agenzia di rating “il programma è incoerente con l’obiettivo dichiarato” di ridurre il debito pubblico.

Le posizioni dei due partiti populisti “aumentano il rischio sia di un ulteriore aumento del debito pubblico sia di una reazione destabilizzante da parte degli attori economici e dei mercati finanziari” aggiunge Fitch che sottolinea anche i possibili “danni alla capacità delle banche di sostenere la modesta ripresa economica dell’Italia”.

SPREAD SFONDA QUOTA 180 – Intanto non si ferma la corsa dello spread che ha superato anche la soglia del 180 punti: il differenziale fra Btp decennali e Bund – che aveva chiuso venerdì scorso a quota 165 – si attesta al momento a 182 punti, portando il rendimento del nostro titolo al 2,35%.

Le tensioni sul debito sovrano italiano si riverberano anche sui differenziali degli altri paesi mediterranei: ad esempio il differenziale dei Bonos spagnoli è salito di quasi 8 punti su venerdì, toccando quota 96 con un rendimento dell’1,50%. Quanto ai decennali portoghesi, lo spread è salito in una seduta di 15 punti a 145 punti, con un rendimento del 2%.

Fonte: ADNKronos  –  http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2018/05/21/fitch-boccia-contratto-lega_I0ConN0SeUlHYXHQcQGDgL.html

Bankitalia: debito oltre quota 2.300 mld, record a 2.302 mld

A marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 15,9 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.302,3 miliardi. L’incremento è dovuto al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (20,1 miliardi), in parte compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (3,5 miliardi, a 44,8; erano 54,6 miliardi a marzo 2017). Lo comunica Bankitalia nel fascicolo “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. Il record precedente era a luglio scorso a quota 2.300.

Il risultato – spiega Via Nazionale – è dovuto anche “all’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (0,8 miliardi)”. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, “il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 16,0 miliardi e quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/05/15/bankitalia-debito-oltre-quota-2.300-mld-a-2.302-mld-_7a6d5180-9f3c-4393-9651-401785dfce32.html

Eurostat: deficit Italia 2017 al 2,3%

Il dato del debito italiano è più basso anche rispetto alle ultime previsioni economiche della Commissione Ue, che lo vedeva al 132,1%, mentre il deficit è leggermente superiore rispetto a quello di 2,1% stimato da Bruxelles. Per l’intera Eurozona il debito pubblico continua a scendere attestandosi sull’86,7% dall’89% del 2016. Nella Ue-28 è calato dall’83,3% all’81,6%. Il più alto resta quello della Grecia (178,6%), seguito da Italia (131,8%), Portogallo (125,7%), Belgio (103,1%) e Spagna (98,3%). I più bassi invece in Estonia (9%), Lussemburgo (23%), Bulgaria (25,4%), Repubblica Ceca (34,6%), Romania (35%) e Danimarca (36,4%). Anche il deficit è in calo: nella zona euro è sceso dall’1,5% del 2016 allo 0,9% del 2017, e nella Ue-28 da 1,6% a 1%.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/04/23/eurostat-deficit-italia-2017-al-23_9b9be0d3-744d-4c9b-a582-202352059814.html