Bitcoin: sfonda tetto 10 mila dollari

Il bitcoin sfonda il tetto dei 10 mila dollari e vola ai massimi da 15 mesi. La criptovaluta secondo i dati Bitstamp riportati da Bloomberg ha guadagnato il 5% fino a circa 10.500 dollari. La criptovaluta più nota, che aveva raggiunto i 19.500 dollari a dicembre del 2017, era precipitata fino a quota 3.100 a dicembre dello scorso anno.
Ad incidere sull’aumento, secondo gli analisti anche l’annuncio da parte di Facebook del prossimo lancio della propria criptovaluta, Libra.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/06/22/bitcoin-sfonda-tetto-10-mila-dollari_d7b1825e-7cf0-4c2a-b300-eb450d3991bb.html

La Svizzera si fa le sue criptovalute, pressing per il TicinoCoin

Non c’è solo la ‘Cripto Valley’ tra Zugo e Zurigo, dove è nato l’Ethereum, la seconda criptovaluta più conosciuta dopo il Bitcoin. In Svizzera, il mondo delle monete alternative è molto vivace. Nel Cantone di Vaud, quello di Losanna, è diffuso il Leman, una moneta complementare che ha iniziato a utilizzare la tecnologia Blockchain. Il Canton Ticino, invece, è in pressing sul Consiglio di Stato – l’organo di governo dei cantoni – per creare il TicinoCoin. Sarebbe, nelle intenzioni dei suoi promotori, la prima moneta digitale con un rapporto 1 a 1 sulla moneta nazionale, in questo caso il franco svizzero, e garantita dalla banca centrale di Stato. Una ‘stable coin’, insomma, a zero rischi: nulla a che vedere con il Bitcoin, soggetto alle forti fluttuazioni delle sue quotazioni.

Un’interrogazione parlamentare è pronta per essere depositata la prossima settimana, giusto in tempo prima della la fine della legislatura nel Cantone: un gruppo di stakeholders locali chiede il sostegno del Consiglio di Stato per realizzare una moneta locale complementare basata sulla tecnologia blockchain. “I segnali di apertura ci sono tutti, siamo ottimisti sul fatto che il Consiglio possa dare il suo patrocinio al progetto e non solo”, spiega all’Adnkronos Paolo Pamini, parlamentare del Cantone tra i firmatari dell’interrogazione parlamentare. L’idea è quella di fare della repubblica una seconda criptovalley svizzera per rilanciare l’economia della regione e creare nuovi posti di lavoro.

Attorno a Zugo e all’Ethereum, “è nato un ecosistema di diverse centinaia di startup in vari ambiti, non solo finanziari” e questo ha attratto talenti e imprenditori. Al di là del commercio locale, “la scommessa è questa: creare una moneta complementare al franco, come ce ne sono altre cartacee in Svizzera, e al contempo favorire la crescita di un ecosistema digitale”. Nel 2014, sono Michele Fiscalini, Claudio Rossini e Adriano Meyer a ideare e testare i primi Tic – così si chiameranno i ‘bit’ svizzeri – raccogliendo negli anni le adesioni della politica e della società locale. E tanto hanno fatto, che oggi tutti i partiti del Parlamento ticinese sono unanimi nel volere l’arrivo del TicinoCoin.

Quella del Parlamento cantonale di settimana prossima è l’ultima seduta prima delle elezioni del 7 di aprile, ma nelle scorse settimane c’è stata già un’altra grande apertura sul fronte delle criptovalute. “Un mese fa – racconta Pamini – io e altri deputati di tutti i partiti abbiamo chiesto al Governo di accettare i pagamenti in Bitcoin per alcune tasse e altri servizi pubblici e la risposta è stata positiva. E’ ancora tutto da discutere e definire, ma c’è un clima generale di apertura verso queste tecnologie”. Tra l’altro, il Cantone è, come gli altri 26 svizzeri, uno Stato a tutti gli effetti e ha una banca di sua proprietà, la BancaStato del Cantone: nell’ipotesi più avanzata, “l’istituto cantonale bancario potrebbe non solo fungere da banca depositaria, ma diventare l’emittente stesso di TicinoCoin e sbrigare le pratiche di accettazione dei clienti nell’emissione di nuovi Token”.

Se accadesse questo, sarebbe la prima volta di uno Stato sovrano che attraverso il suo istituto centrale emette una criptovaluta con un controvalore fisso e garantito in una delle principali valute nazionali, il franco svizzero. E, spiegano i promotori nella loro interrogazione, poiché il TicinoCoin sarebbe negoziato sugli exchanger internazionali di criptovaluta, il Cantone offrirebbe la possibilità di disporre di una criptovaluta equivalente al franco svizzero. “A livello globale c’è molta richiesta per questo genere di stable coin, che migliorano la liquidità dei mercati di criptovalute senza la necessità di convertire moneta fiat in criptovaluta e viceversa. Per questi motivi, è lecito pensare che BancaStato raccoglierebbe sottoscrizioni nell’ordine di svariate decine di milioni di franchi svizzeri”.

Il Canton Ticino è il più meridionale della Svizzera, confina con la Lombardia e la sua lingua ufficiale è l’italiano: non è escluso che un boom del fintech e delle tecnologie Blockchain nell’area possa avere riflessi anche nel Nord Italia, dove è già alta la concentrazione di imprese innovative rispetto al resto del Paese.

Fonte: ADNKronos – https://www.adnkronos.com/soldi/finanza/2019/03/11/svizzera-sue-criptovalute-pressing-per-ticinocoin_UJPP2AmYwCAJh7yEQRWrPP.html

Bitcoin, Conio scommette su ingresso banche nel mercato

Che fine ha fatto il Bitcoin? Dal picco di dicembre 2017, quando ha raggiunto il massimo storico di 20mila dollari, il suo valore è crollato. Dopo una drastica correzione del 70%, la moneta digitale si è stabilizzata intorno ai 6mila dollari, tra chi parla di una bolla, una moda finita, e chi invece di una normalizzazione della criptovaluta in vista di un nuovo balzo esponenziale.

I bit-ottimisti guardano a due indizi: il primo è che la volatilità è molto diminuita negli ultimi mesi; il secondo è che l’ultima correzione “è stata di gran lunga inferiore rispetto a quelle viste dopo i due precedenti picchi”, nel 2011 e nel 2014. Christian Miccoli, che ha lavorato più di due anni alla messa a punto di Conio, società fintech che offre servizi blockchain a privati e aziende per la compravendita di criptovalute, è certo che nei prossimi anni il mercato esploderà. “Tra 2018 e fine 2019, almeno una o due banche per Paese europeo entreranno nel mercato. Dal 2020 l’ingresso sarà massiccio, con un effetto sui prezzi”, è la sua previsione.

Per il co-fondatore e ceo di Conio, saranno gli operatori finanziari tradizionali a ritagliarsi uno spazio per quello che appare sempre più come un asset piuttosto che una moneta. Nel Regno Unito, ha aperto le danze la banca digitale Revolut, che ha permesso il trading di criptovalute spiazzando i concorrenti.

In Italia, gli istituti hanno due possibilità con i Bitcoin: “Ci sono diversi approcci: possono incorporarli in qualche prodotto di investimento, tipo assicurazioni vita e fondi, o trattarli come una valuta, da utilizzare anche per le spese quotidiane”, spiega Miccoli in un’intervista all’Adnkronos. Nel settore investimenti, le caratteristiche del Bitcoin sono “particolarmente interessanti e rare, perché proteggono da crisi e rischi sistemici”.

I Bitcoin in circolazione, che oggi hanno un valore di circa 120 miliardi dollari, “non hanno alcuna correlazione con i classici mercati finanziari”. E, in casi estremi, “possono anche salvare un portafoglio“. L’ideale sarebbe limitarli all’1% o 2% del patrimonio, “naturalmente con la dovuta attenzione”.

L’interesse del pubblico resta alto: non ci sono numeri certi, ma ad esempio Bitcoin talk, il forum di discussione sul tema, è frequentato in Italia da più di 200mila persone. La stessa Poste italiane, con una quota del 17-18%, è nell’azionariato di Conio dal 2015, dopo l’investimento di Postecom. L’app, che dopo una lunga fase di test ha aperto a tutti ufficialmente a febbraio, ha “già qualche migliaio di clienti” e, secondo Miccoli, l’accordo con Confinvest per convertire Bitcoin in oro e viceversa non drenerà investimenti verso il bene rifugio per eccellenza. “E’ un momento in cui la gente tende a comprare, non a vendere”.

LA QUESTIONE SICUREZZA

L’alone di mistero e indeterminatezza che circonda gli scambi della criptovaluta inventata da Satoshi Nakamoto, spesso preda di cyberattacchi, può essere superato con un buon sistema di deposito e sicurezza delle criptomonete. Conio punta a offrire questo a risparmiatori e intermediari finanziari: strumenti a prova di furti e smemoratezza per poter gestire i Bitcoin.

Insieme a Vincenzo Di Nicola, l’altra ‘mente’ di Conio, Miccoli, che in passato è stato amministratore delegato di CheBanca e padre del Conto Arancio di Ing, ha realizzato un software di sicurezza con una tecnologia “tra le più avanzate”. La chiave del proprio wallet, fondamentale per disporre delle criptovalute, viene spacchettata in tre pezzi: “Il concetto alla base è quello della responsabilità distribuita: un pezzo lo ottiene il cliente, uno noi e un altro un’organizzazione esterna. Ma bastano due parti della chiave per risalire alla stringa intera: così, il cliente è protetto anche se Conio sparisce”.

Per banche e assicurazioni, l’obiettivo è dare “un’alternativa forte e solida ai rischiosi Exchange (i siti dove si negoziano i Bitcoin, ndr) per la custodia di asset digitali”. Se gli operatori finanziari tradizionali sbarcassero nel mercato dei Bitcoin, secondo Miccoli “non sarebbe così impensabile se ques’ultimo riuscisse a eguagliare le dimensioni di quello dell’oro”, che di dollari ne vale 15mila miliardi.

Fonte: ADNKronos  –  http://www.adnkronos.com/soldi/finanza/2018/07/05/bitcoin-conio-scommette-ingresso-banche-nel-mercato_EkoIXNYxmA2em9qPFAv2cM.html

Bitcoin guida la riscossa criptovalute, finita la spirale ribassista? Spinta da Soros e progetti blockchain

Movimento rialzista corale delle criptovalute. Il bitcoin e altre valute virtuali hanno strappato al rialzo oggi e diversi analisti si interrogano sulla possibilità di un’inversione del trend ribassista che ha tenuto banco in questi primi mesi dell’anno.

Intanto il gigante bancario Santander ha lanciato il primo servizio di pagamento internazionale basato sulla tecnologia blockchain. Il sistema si avvarrà della tecnologia ledger distribuita sviluppata dalla società californiana Ripple.

Nell’ultima settimana le criptovalute hanno incassato l’interesse di George Soros, in precedenza molto scettico sul bitcoin, che ha dato disposizioni al Soros Fund Management di avviare il trading di asset digitali. Anche la famiglia Rockefeller ha deciso di investire in criptovalute.

Il Bitcoin si è spinto a ridosso ddei 8.200 dollari, con un guadagno di circa 1.400 dollari nelle ultime 48 ore. Nonostante l’impennata, la valuta virtuale è lontana dal suo picco di 20.000 dollari che risale a metà dicembre 2017.

Questo aumento sta spingendo al rialzo tutto il settore delle criptovalute. L’Ethereum e il Ripple, rispettivamente seconda e terza maggiore criptovaluta per capitalizzazione, salite di oltre il 10%. A livello tecnico il balzo del bitcoin è spiegato dalla rottura di area $7.450. “Malgrado le voci sulla bolla delle criptovalute – argomenta Peter Rosenstreich, analista di Swissquote Europe – ci sono ancora investitori importanti che credono in un rally di questo segmento. Gli sviluppi dietro le quinte includono nuove tecnologie che renderanno possibili transazioni più rapide, progetti che riguardano la blockchain e regolatori aperti: tutti questi fattori innescheranno la prossima ondata di accumulazioni di criptovalute“.

Fonte: FinanzaOnline  –  http://www.finanzaonline.com/notizie/bitcoin-guida-la-riscossa-criptovalute-finita-la-spirale-ribassista-spinta-soros-progetti-blockchain