Industria: Csc, primo trimestre piatto

Nel primo trimestre del 2019 la produzione industriale italiana è rimasta sostanzialmente piatta, con un calo stimato dello 0,1%, dopo il forte arretramento di fine 2018. E’ la stima del Centro studi di Confindustria, secondo cui la domanda interna è stata ancora debole (specie negli investimenti) e la domanda estera ha risentito del rallentamento globale. Il contributo dell’industria alla dinamica del Pil è quindi considerato nullo e le prospettive sono orientate al ribasso.

Fonte: ANSA –
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/03/30/industriacscprimo-trimestre-piatto_35d359e7-8676-4314-8461-ab310e2f0407.html

Recessione, Confindustria lancia l’allarme : ‘Italia ferma, azzerata la stima del Pil per il 2019’

Il Centro studi di Confindustria vede una “Italia ferma” e azzera le previsioni per il Pil 2019 (già ribassate a ottobre al +0,9%). Pesano anche “una manovra di bilancio poco orientata alla crescita”, “l’aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono” sui titoli pubblici italiani, “il progressivo crollo della fiducia delle imprese” rilevato “da marzo, dalle elezioni in poi”. E gli investimenti privati sono per la prima volta in calo (-2,5%, escluse costruzioni) dopo 4 anni di risalita. 

Nel 2019 “per ora non si vede un’inversione di tendenza nei contratti”, i lavoratori dipendenti “sono tendenzialmente fermi, c’è un calo del lavoro a termine ma non è ancora compensato dai contratti a tempo determinato”, sostiene Confindustria definendo il 2018 “a due velocità” visto che nei primi 6 mesi l’occupazione è cresciuta di 198.000 unità mentre nel II semestre è calata di 84.000. Nel 2019 l’occupazione resterà “sostanzialmente stabile (+0,1%)” e aumenterà dello 0,4% nel 2020. 

“Nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera. A meno che – si avverte nel rapporto  – non si realizzi l’auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale”.

Il reddito di cittadinanza e Quota 100 “daranno un contributo, seppure esiguo, alla crescita economica” concentrato nel 2019 ma, avverte il Centro studi Confindustria “queste due misure, realizzate a deficit, hanno contribuito al rialzo dei tassi sovrani e al calo della fiducia, con un impatto negativo sulla crescita”.

“Il Governo ha ipotecato i conti pubblici e non ci sono scelte indolori”, dice Confindustria, sottolineando il “bivio” tra “rincaro Iva” o “far salire il deficit pubblico al 3,5%”. Per annullare il primo e fare la correzione richiesta sui conti “servirebbero 32 miliardi di euro senza risorse per la crescita”. Così appare “inevitabile un aumento delle tasse”. “L’Italia – dice il capoeconomista di Confindustria Andrea Montanino – deve evitare di andare oltre il 3% nel rapporto deficit-Pil: sarebbe un segnale molto negativo per i mercati. Il fatto che lo spread non si è richiuso significa che continuiamo ad essere un paese sotto osservazione. Verremmo puniti dai mercati”.

Con la Cina serve “molta attenzione”, avverte il capoeconomista di Confindustria, Andrea Montanino, che sottolinea un modus operandi nei Paesi dove ha fatto accordi “non con investimenti in equity, con prestiti che spesso non riescono ad essere ripagati perchè le condizioni non sono ottimali, spesso non trasparenti”. Accordi rivolti a “Paesi in una situazione debole economicamente. E se noi siamo considerati così dobbiamo stare particolarmente attenti”. Il rapporto del Centro studi di Confindustria, presentato oggi, commenta le opportunità legate all’accordo sulle nuove vie della seta (“in posizione privilegiata” perché “il 60% degli scambi europei con la Cina avviene via mare” ma avverte che “le tensioni strategiche sino-americane, anche in caso di accordo bilaterale, si riverseranno in territorio europeo”, dal tema degli investimenti cinesi al “5Gg di Huawei”. E sottolinea: “Una maggiore cooperazione con la Cina è necessaria ma senza rotture con il principale alleato atlantico e soprattutto costruendo una posizione negoziale forte”.

Fonte: ANSA – http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/03/27/confindustra-allarme-recessione-italia-ferma-azzerata-la-stima-del-pil-per-il-2019_4c2a4624-9136-4c12-a134-a5ea2c944d7e.html

Manovra, Tria: ‘Calo del deficit dopo il 2019’. Moscovici: ‘Faremo rispettare le regole’

Botta e risposta Roma-Bruxelles sul deficit dell’Italia. Il ministro Tria conferma l’apertura a rivedere il rapporto deficit-pil prevedendo una discesa graduale dal 2,4% dal 2020 e 2021. ‘Un buon segnale‘, prende atto il commissario Moscovici, che tuttavia richiama l’Italia alle regole europee che, sottolinea, la commissione farà rispettare per evitare rischi sul deficit strutturale. In ogni caso, dice il commissario, ‘sarebbe assurda una crisi tra Roma e Bruxelles’.

E’ questo un segnale considerato positivo dai mercati in attesa del nuovo vertice, che dovrà scrivere nero su bianco il Def, slittato nel pomeriggio. Si terrà “alle cinque” a Palazzo Chigi, ha confermato Salvini. La nota di aggiornamento al Def “arriva oggi – ribadisce – come arriva oggi il commissario per Genova e il decreto sicurezza. Tutto oggi”. A chi gli chiede il nome del commissario, replica: “L’onore e l’onere spetta al presidente del Consiglio”.

Salvini annuncia ‘entro oggi’ la chiusura della nota di aggiornamento del documento e afferma: ‘Nessuna marcia indietro sul 2019 con il pil che prevediamo oltre l’1,5%’. ‘Sono misure strutturali, i mercati capiranno’, dice il premier Conte.

E sulla manovra, Salvini ha anche detto che ‘sarà coraggiosa per mantenere gli impegni con gli elettori, negli anni futuri deficit e debito scenderanno’. Il ministro dell’Interno è poi tornato ad attaccare JunckerCritiche erano giunte da Confindustria, che teme un aumento delle tasse in assenza di coperture chiare. Infine un invito: “non smontare le riforme sulle pensioni”.

E dopo le parole di Tria lo spread ripiega a 290 e Piazza Affari torna a guadagnare lo 0,9%. In mattinata il differenziale Btp-Bund aveva invece avuto una fiammata sopra 300 quando Di Maio aveva solo confermato il deficit al 2,4% nel 2019 e lasciato indeterminato il futuro.

Poi Moscovici, commentando, le parole di Luigi di Maio sulle dichiarazioni dei commissari Ue, dice che “la Commissione europea ha un ruolo istituzionale, iscritto nei trattati, che applica e che fa in modo assolutamente tecnico. Ci guardiamo bene dal fare ingerenze nella politica interna, non lo facciamo e non lo faremo, siamo semplicemente i guardiani dei trattati. Bisogna capirlo, dobbiamo essere rispettati come tali, né più né meno. Per il resto, senza essere medico, ho sempre saputo che è la febbre ad avere effetti, non certo il termometro”. In Europa “abbiamo delle regole abbastanza precise”, che “non sono stupide” e “dicono che il deficit nominale deve essere contenuto, sotto al 3% e che il deficit strutturale deve migliorare”. E’ “un dato che non conosco, una dinamica che dobbiamo analizzare ed è il motivo per cui dobbiamo attendere la comunicazione dei dettagli” da parte dell’Italia. “Con il 2,4% – dice il commissario Ue Moscovici – c’è un rischio, è possibile che il deficit strutturale non sia nella traiettoria fissata dal patto di stabilità e crescita”. Italia? “Faremo rispettare le regole”, ha detto ancora il commissario Ue, aggiungendo che una “crisi tra Bruxelles e l’Italia sarebbe assurda”.

E il ministro Salvini, alla domanda se ci sono le coperture per far partire il reddito di cittadinanza dal 2019, risponde che “è tutto coperto, tutto“. Il reddito di cittadinanza “è sempre nel mio cuore. Non è una priorità della Lega ma c’è nel contratto di governo”. 

Questo governo si è impegnato in maniera credibile e nell’interesse del Paese a ridurre il debito attraverso misure strutturali per generare crescita“, ha detto ancora il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista a Famiglia Cristiana dove aggiunge: “Confido che quando i mercati conosceranno nei dettagli la nostra manovra lo spread sarà assolutamente coerente con i fondamentali della nostra economia”.

TRIA A CONFINDUSTRIA – Serve oggi una “strategia di politica economica diretta a conseguire una crescita più sostenuta e ridurre il gap di crescita che l’Italia ha avuto con il resto di Europa nell’ultimo decennio. Abbiamo bisogno di una crescita vigorosa, ed allo stesso tempo di una maggiore resilienza”. Il ministro Giovanni Tria sottolinea così che serve “uno stimolo di crescita endogeno, con un mutamento profondo delle strategie economiche e di bilancio” rispetto al passato. Un “rilancio investimenti è una componente cruciale”, dice ospite di Confindustria.

La “strategia” di politica economica del governo si pone “l’obiettivo di eliminare entro due anni il divario di crescita rispetto all’Europa e di assicurare al contempo una riduzione costante del rapporto debito-Pil”, spiega Tria. “Assicureremo dal prossimo anno ad una accelerazione rispetto al passato della riduzione del debito”, garantisce il ministro dell’Economia parlando alla platea del convegno del centro studi di Confindustria. Per il Governo dice è di “importanza fondamentale la riduzione del debito pubblico”, nodo che “va affrontato, indipendentemente dai vincoli, per liberare spazi di bilancio” anche per le riforme fiscali.

Nel 2019 ci sarà “uno scostamento dagli obiettivi concordati con la commissione europea dal precedente governo”, ma “ci sarà poi un graduale ridursi del deficit negli anni successivi”, assicura Tria.

Il ministro dell’Economia garantisce che l’azione di Governo non è certamente improntata ad una “finanza molto allegra” che possa far “saltare i conti pubblici per dar spazio alle promesse”. Come mantenere quindi gli impegni del contratto di Governo? Con “forte gradualità. Le promesse andranno nel corso della legislatura“, dice.

Per gli economisti di Confindustria “l’aumento del deficit” previsto dal Governo “è poca cosa rispetto agli impegni politici assunti: se le coperture non saranno ben definite – avvertono – si rischia ex post un rapporto deficit/pil più alto“. Per il CsC “l’aumento del deficit serve per avviare parti del contratto di Governo di sostegno al welfare”, come su reddito di cittadinanza o pensioni, poi “molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali. Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi”.

Il Centro studi Confindustria stima il Pil “all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019” in “ribasso di 0,2% punti” per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di giugno. Le stime “non incorporano le intenzioni del Governo” in attesa della legge di Bilancio ma, tra vari fattori, “pesano” anche “l’aumento dello spread” e – spiega il capoeconomista Andrea Montanino – “l’incertezza” sulla “capacità del Governo di incidere sui nodi dell’economia” e sulla “sostenibilità del contratto di Governo” che causa “meno fiducia degli operatori”.

Non smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di ‘quota 100′, per permettere l’anticipo della pensione, venisse introdotto, andrebbe invece nella direzione opposta”. E’ quanto sostiene il Centro studi di Confindustria, nel rapporto sugli scenari di politica economica.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/10/03/confindustria-pil-frena-pesa-incertezza-sullazioni-di-governo-_1aa6ae4b-086b-4f52-b85f-e49e3c574b68.html

Confindustria, pil frena, +1,3% nel 2018

Il Centro studi di Confindustria prevede un rallentamento dell’economia italiana nel 2018-2019 “anticipato e più ampio” rispetto alle stime di dicembre 2017.
Il Pil è previsto “quest’anno all’1,3% (la stima precedente era +1,5%) e decelera ulteriormente all’1,1% nel 2019 (dal +1,2%).
L’occupazione “crescerà ad un ritmo sotto l’1% sia nel 2018 sia nel 2019”. Ed il il CsC avverte: lo scorso anno e nei primi 5 mesi del 2018 “il lavoro a tempo indeterminato ha smesso di crescere mentre quello a termine ha registrato una impennata”.
Per gli economisti di Confindustria “è plausibile la richiesta di una manovra correttiva in corso d’anno“. Nello scenario di previsioni di giugno del Centro studi di viale dell’Astronomia “la correzione richiesta quest’anno sarebbe di 0,5 punti di Pil, pari a 9 miliardi”. Nel 2019 “la correzione dovrebbe essere di 0,6 punti, quasi 11 miliardi, poco meno di quanto entrerebbe dall’attivazione della clausola d salvaguardia”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/06/27/confindustria-pil-frena-13-nel-2018_8975d6fc-2305-4079-b19c-dffee93798bc.html

Confindustria, la produzione industriale italiana torna su sentiero di crescita moderata

La produzione industriale italiana ritorna su un sentiero di crescita moderata. Nel secondo trimestre del 2018 si registra una variazione congiunturale acquisita di +0,6%; nel primo si è avuta una dinamica sostanzialmente piatta (-0,1%) poiché il rimbalzo dell’attività in marzo (+1,3%) ha quasi interamente annullato gli arretramenti dei due mesi precedenti.

Gli indicatori qualitativi hanno mostrato un marginale ridimensionamento rispetto ai picchi invernali, tuttavia i valori restano ancora relativamente alti in confronto con la media di lungo periodo e sono coerenti con moderati progressi dell’attività nei prossimi mesi. Dopo il contributo nullo alla crescita del PIL a inizio 2018, nel secondo trimestre l’industria dovrebbe tornare quindi a dare un apporto positivo, rafforzando l’ulteriore espansione dell’economia italiana.

In aprile il CSC rileva un calo della produzione industriale dello 0,1% su marzo, quando è stato stimato un rimbalzo dell’1,3% su febbraio. Nel primo trimestre del 2018 l’attività diminuisce dello 0,1%, da +0,8% nel quarto 2017. Il secondo trimestre registra una variazione acquisita di +0,6%.
La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, avanza in aprile del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2017; in marzo è cresciuta del 3,6% sui dodici mesi. Tali variazioni confermano una tendenza favore-vole dell’attività.

Gli ordini in volume aumentano in aprile dello 0,3% sul mese precedente (+1,4% su aprile 2017) e in marzo dello 0,5% su febbraio (+0,8% annuo).

Gli indicatori qualitativi relativi al manifatturiero (indagini ISTAT e PMI-Markit), si sono un po’ sgonfiati dopo i picchi toccati nei mesi scorsi, a causa soprattutto dell’incertezza sul fronte politico interno (stallo nella formazione del governo) e internazionale (politica commerciale americana molto aggressiva e rischio ritorsioni).

Restano comunque ancora su valori relativamente alti, coerenti con incrementi moderati dell’attività in primavera. In aprile l’indice di fiducia degli imprenditori (ISTAT) è sceso per il secondo mese consecutivo (a 107,7; 108,3 la media nel 2017) a causa di valutazioni meno positive sull’andamento della produzione e degli ordini. Anche i direttori degli acquisti (Indagine PMI-Markit) rilevano in aprile un ulteriore graduale rallentamento del ritmo di crescita della produzione manifatturiera, dopo il massimo da otto anni raggiunto a gennaio: l’indice della componente produzione è sceso a 53,93, in calo da 56,1 di marzo.

Tra i settori, quello di beni strumentali ha continuato a registrare i maggiori progressi. Frena anche la crescita degli ordini, soprattutto per il maggiore rallentamento della domanda interna; le esportazioni hanno mantenuto un discreto ritmo di espansione.

Fonte: Confindustria  –  http://www.confindustria.it/wps/portal/IT/CentroStudi/Centro-Studi/Documenti_new/Congiuntura/Indagine-rapida-sulla-produzione-industriale/DettaglioIndagine/51071d5c-db4d-4968-914c-f6240d83bc75/51071d5c-db4d-4968-914c-f6240d83bc75/!ut/p/a0/04_Sj9CPykssy0xPLMnMz0vMAfGjzOJ9PT1MDD0NjLz8g41cDBz9Xf0cg_28jIwszfULsh0VAa-yv_s!/