Ue: debito Italia sale a 133,4%

Il debito pubblico dell’Italia è salito a 133,4% del Pil nel primo trimestre 2018, rispetto al trimestre precedente (131,8%). L’aumento italiano (+1,6 punti percentuali) è il terzo più elevato nella Ue, dopo Belgio (+2,9) e Grecia (+1,8). Lo comunica Eurostat. Su base annua, cioè rispetto al primo trimestre 2017, il debito italiano è calato di 0,4 punti. In termini assoluti, il debito italiano resta il secondo più elevato dopo quello della Grecia (180,4%).

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/20/ue-debito-italia-sale-a-1334_1041935c-61d8-4582-83d0-2a9d9102b753.html

Inps:+145mila contratti stabili

Nei primi cinque mesi del 2018 la variazione netta dei rapporti a tempo indeterminato è pari a 145 mila e 805. E’ questo il saldo tra assunzioni e cessazioni di contratti stabili, stando all’Osservatorio dell’Inps. La cifra risulta in crescita a confronto con lo stesso periodo del 2017 (34.474). Nel complesso, le assunzioni nel privato sono aumentate del 9,8% su base annua. In crescita tutte le componenti: tempo indeterminato +3,1%, apprendistato +13,7%, tempo determinato +8,4%, stagionali +7,0%, somministrazione +21,5% e intermittenti +8,8%. “Nei primi cinque mesi dell’anno si conferma l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+70.000), che registrano un forte incremento rispetto al periodo gennaio-maggio 2017 (+45,7%)”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/19/inps145mila-contratti-stabili_de2ac774-0f6b-4fa3-bc4e-76bc737ed65f.html

Brexit: Ue, pronti anche a nessun accordo

I 27 Paesi Ue “non sono ancora abbastanza pronti” ad affrontare tutti gli scenari possibili in cui si andrà a concretizzare la Brexit. Lo ha detto un portavoce della Commissione europea evidenziando che “dobbiamo essere pronti a ogni eventualità”, quindi anche a quella di un mancato accordo. Nel pomeriggio a Bruxelles si svolgerà il primo incontro tra il negoziatore Ue Michel Barnier e il nuovo negoziatore inglese Dominic Raab. Nella comunicazione adottata oggi la Commissione Ue scrive che “l’Europa lavora duramente ad un accordo, ma non c’è certezza che sarà raggiunto. E anche se lo fosse, il Regno Unito non sarà più uno Stato membro”, e quindi “ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’Ue, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti”. La Commissione chiede ai Governi di prepararsi a “tutti gli scenari”, considerando anche “misure di contingenza” per problemi specifici come le dogane, nel caso di non accordo.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/07/19/brexit-uepronti-anche-a-nessun-accordo_f9f1ec0a-3be1-457e-9edc-746cbfa66dcc.html

Prezzi: Istat abbassa stime, inflazione a giugno 1,3%

L’Istat rivede la stima del tasso di inflazione a giugno abbassandola all’1,3%. La stima preliminare era dell’1,4%. Secondo i dati definitivi l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,3% su base annua (in crescita dal +1% registrato a maggio).

L’inflazione pesa sulla spesa settimanale delle famiglie. I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio), secondo i dati definitivi dell’Istat. Su base mensile c’è invece un calo dello 0,2%.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/17/prezziistat-abbassa-stime-giugno-a-13_063b24ce-d31e-41f0-86e5-793ba394c63a.html

Fmi: economia Italia rallenta, Pil 2018 si ferma a +1,2%

L’economia italiana rallenta: la crescita del Pil si ferma al +1,2% nel 2018 per poi scendere ulteriormente, inchiodandosi all’1,0% nel 2019. Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le stime per il Belpaese, tagliandole di 0,3 punti percentuali per quest’anno e di 0,1 punti per il prossimo e mostrandosi più ‘pessimista’ rispetto all’Unione Europea, alla Banca d’Italia e anche all’Ufficio Parlamentare di Bilancio. La sforbiciata rispetto alle stime di aprile contenute nel World Economic Outlook è legata ”agli spread più ampi sui titoli di stato e alle più stringenti condizioni finanziarie in scia alla recente incertezza politica”. Condizioni che il Fondo si attende possano ”pesare sulla domanda interna” italiana.

La perdita di slancio della ripresa del Belpaese è certificata anche dall’Upb, che prevede un pil in crescita dell’1,3% nel 2018: osservando la tenuta dei consumi ma il calo di investimenti ed export, l’ufficio parlamentare di bilancio riporta un’occupazione in ripresa anche se l’area delle risorse sottoutilizzate è ancora ampia. Le previsioni dell’Upb sono in linea con quelle della Banca d’Italia, che stima per il 2018 una crescita dell’1,3 e per il 2019 un +1%, e della Commissione Ue che parla di una crescita dell’1,3% quest’anno e dell’1,1% il prossimo. Il rallentamento italiano – spiega il Fmi – si inserisce nel quadro della frenata di Eurolandia, incluse Germania e Francia. Dopo il +2,4% del 2017, il Pil dell’area euro e’ atteso ”gradualmente rallentare” al +2,2% quest’anno e all’1,9% il prossimo, ovvero 0,2 e 0,1 punti percentuali in meno rispetto ad aprile. Invariate invece le previsioni per gli Stati Uniti, al +2,9% nel 2018 2 al 2,7% nel 2019, il cui slancio continua grazie al taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari di Donala Trump. Ma la volata americana è a rischio di una frenata: gli Usa sono ”vulnerabili” a una guerra commerciale globale, afferma il Fondo, vedendo nei dazi la maggiore minaccia alla crescita del mondo.

Il protezionismo – spiega l’istituto di Washington – va evitato perchè rischia di far deragliare la ripresa: in gioco c’è lo 0,5% del pil globale entro il 2020, quando l’economia, a carte ferme, è prevista crescere del 3,8%. A preoccupare è anche l’andamento dei conti pubblici americani: in un contesto di debito elevato, un ulteriore aumento del deficit già alto rischia di far mancare agli Usa gli strumenti necessari per fronteggiare un’eventuale recessione. Fra i crescenti rischi che si accumulano nell’orizzonte economico c’è la maggiore incertezza politica in Europa, che ”si trova ad affrontare sfide politiche fondamentali sui migranti, sulla governance di bilancio e sull’architettura istituzionale dell’area euro”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/16/fmi-taglia-pil-italia-in-2018-12_e04403e8-f3f1-42ef-9568-673ff22918fe.html

Fisco: Cgia, sale pressione su imprese

Le imprese italiane sono sempre più nel mirino del fisco: nel 2017 sono stati 1.595mila i controlli eseguiti dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza.
Lo sostiene la Cgia di Mestre sottolineando che tra accertamenti analitici o parziali, controlli incrociati o eseguiti per strada, accessi in azienda, verifiche sulla corretta emissione di scontrini e ricevute o comunicazioni spedite via Pec su anomalie riscontrate negli studi di settore, in linea generale, quasi un’azienda italiana su tre è stata oggetto dell’attenzione degli 007 del fisco. Rispetto al 2016 l’attività ispettiva e di controllo è più che raddoppiata, in particolar modo a seguito dell’esplosione dell’attività di “compliance”, ovvero delle comunicazioni preventive con le quali l’Amministrazione finanziaria ha chiesto agli imprenditori informazioni su presunte incongruenze emerse dall’analisi della propria posizione fiscale.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/14/fisco-cgia-sale-pressione-su-imprese_07f15445-2720-44da-b304-10060da6dd87.html

Ecofin conferma, a Italia serve 0,3%

L’Ecofin ha approvato le raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio, e che per l’Italia chiedono “uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull’anno”. Questo perché “c’è un rischio di deviazione significativa” dal percorso verso l’obiettivo di medio termine. Nel 2019, scrive il Consiglio, “dato il debito sopra il 60%”, l’aggiustamento richiesto è dello 0,6%. L’Italia, “a una prima valutazione, si prevede che non rispetterà la regola del debito nel 2018 e 2019”. Inoltre, “l’elevato debito pubblico implica che ampie risorse siano assegnate a coprire i costi per servire il debito, a detrimento di misure ce aiutano la crescita incluse istruzione, innovazione e infrastrutture”. In generale, “il Consiglio è del’opinione che le misure necessarie dovrebbero essere prese dal 2018 per rispettare le indicazioni del Patto. Sarebbe prudente anche l’uso di entrate inattese per ridurre il debito”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/13/ecofin-conferma-a-italia-serve-03_f4f08b87-f557-4d29-9321-abd600fafde5.html

Bankitalia: record debito a 2.327 mld

Nuovo record assoluto per il debito pubblico italiano che a maggio è aumentato di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.327,4 miliardi.
E’ quanto si legge nel supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” di Bankitalia. L’aumento da fine 2017, quando il debito si è attestato a 2.263 miliardi, è stato di 84,3 miliardi con un incremento del 3,6%.
Sempre a maggio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33,6 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2017. Nei primi cinque mesi del 2018 le entrate tributarie sono state pari a 155,2 miliardi, in aumento poco più di 800 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando avevano toccato i 154,3 miliardi. “Al netto di alcune disomogeneità contabili – si legge ancora- si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole”.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/13/bankitalia-record-debito-a-2.327-mld_a454f3fb-c207-4a06-b407-3929ee452cc2.html

Ue taglia stime pil Italia, 1,3% in 2018

 La Commissione Ue rivede al ribasso le stime sul pil dell’Italia: per il 2018 vengono limate a 1,3% (da 1,5% previsto a maggio) e nel 2019 a 1,1% (da 1,2% di maggio). “Sebbene l’economia italiana sia cresciuta di 0,3% nel primo trimestre 2018, solo poco meno del trimestre precedente, non è completamente sfuggita alla generale perdita di slancio delle economie avanzate”, quindi “l’attuale ripresa dovrebbe indebolirsi ma proseguire al di sopra del potenziale”, scrive Bruxelles nelle previsioni economiche estive. I rischi al ribasso sulle prospettive di crescita sono diventati più prominenti di fronte a una riaccesa incertezza di politiche a livello globale e domestico: “A livello interno, ogni riemergere di timori o incertezze sulle politiche economiche, e il possibile contagio dei tassi più alti sui costi di finanziamento delle imprese, possono peggiorare le condizioni del credito e zittire la domanda interna”. La prospettiva del pil nella zona euro e nell’Ue nel 2018 è stata rivista a 2,1%.

Fonte: ANSA  –  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/07/12/ue-taglia-stime-pil-italia-13-in-2018_b604c127-eb78-49b1-8c92-b32107935b25.html

Italia «pecora» nera sui titoli di Stato negli ultimi mesi

Il fantasma mai veramente scacciato di Italexit continua a pesare sui titoli di Stato italiani. Nonostante le ripetute smentite del Governo, è evidente che l’ipotesi (pur remota) che l’Italia possa un giorno uscire dalla moneta unica gioca contro. Lo dimostrano le performance degli ultimi tre mesi dei rendimenti dei titoli di Stato decennali: quelli dei BTp italiani sono saliti di 89 punti base, mentre quasi tutti in Europa sono scesi. Sono diminuiti di 8 punti quelli francesi, di 12 quelli tedeschi, di 17 quelli olandesi. Di 22 quelli greci. Solo Spagna e Portogallo hanno, in minima parte, seguito l’Italia. Tra i principali 20 Paesi del mondo censiti da Bloomberg, solo l’Argentina ha fatto peggio.

Fonte: Il Sole 24 Ore  –  http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-07-11/italia-pecora-nera-titoli-stato-ultimi-mesi-175125.shtml?uuid=AET5CSKF