Bce rivede Pil al rialzo

“L’espansione economica, che ha accelerato oltre le attese nella prima metà del 2017, continua a essere solida e generalizzata nei diversi paesi e settori”. In particolare nella zona euro “prosegue e mostra segni di crescente tenuta, mentre le misure di politica monetaria sostengono la domanda interna”. Così la Bce nel Bollettino economico.

In base alle stime dell’Eurotower nel secondo trimestre dell’anno l’aumento del pil in termini reali dell’area è stato pari allo 0,6% per cento sul periodo precedente, dallo 0,5 del primo trimestre. “La crescita del pil in termini reali è sostenuta in prevalenza dalla domanda interna – scrive la Bce – I consumi privati sono sospinti dagli incrementi dell’occupazione, che a loro volta beneficiano delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall’aumento della ricchezza delle famiglie. La ripresa degli investimenti continua a essere sostenuta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti della redditività delle imprese. Indicatori a breve e indagini congiunturali confermano una robusta dinamica espansiva su orizzonti ravvicinati”.

 

Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti della Bce nel settembre 2017 prevedono una crescita del pil in termini reali del 2,2% per cento nel 2017, dell’1,8% nel 2018 e dell’1,7% nel 2019. Rispetto all’esercizio condotto a giugno 2017 dagli esperti dell’Eurosistema, le prospettive di crescita del pil sono state riviste al rialzo per il 2017 e restano in seguito pressoché invariate.

MIGRANTI - “Nell’area dell’euro nel suo complesso durante la ripresa l’immigrazione - scrive la Bce – ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l’afflusso di lavoratori dai nuovi stati membri dell’Unione europea”. “A sua volta – si osserva – ciò ha verosimilmente avuto un effetto considerevole sulla forza lavoro, in particolare in Germania e Italia, ma anche in altre economie minori dell’area”.

DONNE - “Proseguendo un trend di lungo periodo, l’aumento della forza lavoro durante la ripresa economica è stato trainato dalla partecipazione femminile”, continua la Bce. “Se l’aumento della percentuale di persone appartenenti a fasce d’età più elevate caratterizza entrambi i generi, per le donne la crescita del tasso di partecipazione nel corso della ripresa è stata più sostenuta, mentre il calo della forza lavoro in piena età lavorativa (tra i 25 ed i 54 anni di età) è stato più contenuto”. A incidere su questo risultato il livello di scolarizzazione.

INFLAZIONE - Le misure dell’inflazione di fondo hanno registrato un lieve aumento negli ultimi mesi, ma devono ancora mostrare convincenti segnali di una perdurante tendenza al rialzo, osserva la Bce. Sulla base della stima preliminare dell’Eurostat, l’inflazione al netto di alimentari e beni energetici si collocava all’1,2 per cento ad agosto, invariata rispetto a luglio, ma superiore di 0,4 punti percentuali rispetto alla media registrata nell’ultimo trimestre del 2016.

Le pressioni interne sui costi, derivanti in particolare dai mercati del lavoro, sono tuttora contenute. “L’inflazione di fondo nell’area dell’euro dovrebbe aumentare gradualmente nel medio termine, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell’espansione economica, nonché dalla progressiva riduzione della capacità inutilizzata nell’economia e dall’incremento dei salari associati a tale espansione”.

QE- Il Consiglio direttivo della Bce, si legge nel Bollettino, ha “mantenuto invariato l’orientamento di politica monetaria e deciderà in autunno riguardo alla calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell’anno”.

DISOCCUPAZIONE IN ITALIA - Dal Bollettino emerge che in Italia la disoccupazione sta diminuendo ma non in modo soddisfacente. Italia e Slovenia presentano un tasso di senza lavoro in calo ma “non soddisfano ancora” i requisiti per una “riduzione significativa” della disoccupazione.

Fonte: ADNKronos  -  http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/21/bce-rivede-pil-rialzo_0gHZcIhHVKIG5xAGAuCiXK.html

Ocse, Pil Italia +1,4% nel 2017

Il Pil dell’Italia dovrebbe registrare una crescita dell’1,4% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018. È quanto afferma l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nel suo ultimo Economic Outlook, sottolineando che un simile miglioramento “è dato dalla richiesta interna” e “dall’incremento occupazionale che supporta i consumi privati”.
Mentre – si legge nel report – “gli investimenti fissi sono cresciuti seguendo i nuovi incentivi fiscali, il credito bancario alle società non finanziarie non è ancora aumentato”.
Riguardo alle stime sul Pil globale, l’Ocse vede una crescita del 3,5% nel 2017 e del 3,7% nel 2018 segnalando che a breve termine la ripresa è “sincronizzata tra i Paesi”. Tuttavia sul medio termine la crescita “non è ancora sicura” in quanto la “ripresa degli investimenti e il commercio restano più deboli del necessario”. Nella zona euro il documento segnala una crescita del 2,1% nel 2017 e dell’1,9% nel prossimo anno.

Fonte: Ansa  -  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/09/20/ocse-pil-italia-14-nel-2017_9cc31684-2a8f-48fe-918d-2a2bdebec3e1.html

Contanti, un tesoro da 200 miliardi: rispunta l’ipotesi sanatoria tra forfait e titoli di Stato

La manovra si avvicina e riprende quota l’ipotesi di una sanatoria sul contante. Con un doppio meccanismo: fissare un forfait e “vincolare” il cash oggetto di emersione, ad esempio con un investimento in titoli di Stato. Questo potrebbe anche consentire di superare resistenze e obiezioni che erano sorte esattamente un anno fa, quando il progetto era allo studio del Governo ma la levata di scudi anche all’interno della stessa maggioranza (alcuni esponenti parlarono di norma salva-Corona) fece fare una marcia indietro o meglio ripiegare sulla voluntary-bis che però non presenta la stessa convenienza per chi vorrebbe sanare.

Il tesoro nelle cassette di sicurezza.

A far ripartire il tam tam della sanatoria sono state le dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, intervenuta a Milano al convegno «A Cesare quel che è di Cesare» organizzato dall’Università europea di Roma. Boschi ha, infatti, legato due aspetti strettamente connessi tra loro: «Dobbiamo porci il problema di come incentivare l’utilizzo della moneta elettronica in Italia. Valutare leggi fiscali che possano aumentare in una prima fase l’utilizzo della moneta elettronica. E dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case: utilizzare il contante senza consentire operazioni di pulizia di chi ha ottenuto quel denaro in modo illecito».

La stima è che tra cassette di sicurezza e altre forme di “conservazione” (magari anche la vecchia immagine del gruzzoletto nascosto sotto il materasso) ci sia una cifra che oscilli tra 150 e 200 miliardi di euro in contante. A ricordarlo è stato il Procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco. E ha ribadito che un’operazione di emersione richiede un’«articolazione di interventi» che si potrebbero anche snodare secondo alcuni progetti già ipotizzati come appunto una disclosure accompagnata da un utilizzo «vincolato» del cash riportato alla “luce”.

Il problema del contante è intervenire con un’articolazione del contante. Una delle più interessanti era far pagare un’aliquota per la sanatoria e poi obbligare a investire in titoli di Stato senza reddito.

Il confronto sull’utilizzo.

Del resto, ancor prima della pausa estiva, il confronto su una possibile soluzione del genere era partito già in commissione Finanze alla Camera. Con uno schema d’azione che si snodava lungo l’ipotesi di destinare i vantaggi della voluntary sul contante alla ricapitalizzazione dell’impresa, o ancora all’acquisto di beni strumentali, così come alle attività produttive in crisi. Oppure nell’acquisto di titoli di Stato i cui rendimenti dovrebbero essere destinati a finalità sociali come il sostegno all’occupazione o alle categorie più deboli. In questo modo la regolarizzazione sarebbe stata concretamente ancorata a un progetto di reimpiego trasparente e pienamente in regola nell’economia o nel sociale.

Una finalizzazione dei proventi potrebbe, dunque, rappresentare il punto di incontro su cui far convergere un consenso politico ampio.

I problemi aperti.

Certo, resterebbero da superare alcuni problemi. Da un lato, si fa notare come l’ipotesi forfait potrebbe non passare indenne l’esame della Ue perché si tratterebbe di una riedizione dei vecchi scudi fiscali. Anche con una sostanziale differenza di grandissimo rilievo: la nuova sanatoria si iscriverebbe nel solco dei programmi di voluntary disclosure che si sviluppano secondo le linee guida Ocse e quindi non sarebbe in alcun modo garantito o tutelato l’anonimato, anzi bisognerebbe assicurare piena trasparenza del patrimonio mobiliare nascosto al Fisco. Dall’altro lato, c’è il problema di come si determina il momento dell’evasione perché nelle cassette di sicurezza non c’è tracciabilità del momento dell’immissione delle somme. E quindi potrebbero anche essere decaduti i termini di accertamento.

Fonte: IlSole24Ore  -  http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-09-18/contanti-tesoro-200-miliardi-rispunta-l-ipotesi-sanatoria-forfait-e-titoli-stato-213115.shtml?uuid=AEhTfNVC

Export, -1,4% a luglio, ma +5,1% su anno

A luglio 2017 l’Istat registra una diminuzione per le esportazioni (-1,4%) e una crescita per le importazioni (+0,9%), rispetto al mese precedente, e un aumento dell’export (+5,1%) e dell’import (+10,5%), rispetto all’anno precedente. Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante alla crescita tendenziale dell’export, si distinguono articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+22,8%), autoveicoli (+14%), sostanze e prodotti chimici (+7,9%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (+7,6%). Rispetto ai principali mercati di sbocco, l’Istat segnala la marcata crescita tendenziale delle esportazioni verso Stati Uniti (+9,9%) e Regno Unito (+7,9%).
Il calo congiunturale dell’export coinvolge sia i mercati extra Ue (-1,8%) sia, in misura minore, l’area Ue (-1,1%). Tutti i raggruppamenti principali di industrie sono in diminuzione, a eccezione dei beni di consumo (+0,6%).

Fonte: Ansa  -  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/09/18/export-14-a-luglio-ma-51-su-anno_5a257368-3ccf-46b4-b995-03ceeb01f9b6.html

Ricchezza famiglie giù in 10 anni, peggio di noi solo la Grecia

Negli ultimi 10 anni il volume in termini nominali delle attività finanziarie detenute sotto varie forme dalle famiglie italiane è tornato a crescere in maniera significativa, segnando però nel 2015 ancora una flessione dell’1,7% rispetto alla soglia di 4mila miliardi registrata a fine a 2006. Nello stesso periodo solo in Grecia è stata registrata una flessione superiore alla nostra (18,4%). Sopra di noi la Spagna, con un aumento del 12,1%. Il dato emerge da un’analisi del Centro studi ImpresaLavoro su elaborazione dei dati di Banca d’Italia, Sistema Europeo delle Banche Centrali, Ocse ed Eurostat.

Nello stesso periodo di tempo le famiglie di alcuni Paesi dell’Europa dell’Est hanno invece raddoppiato i volumi della loro ricchezza mentre quelle residenti in economie più mature hanno registrato incrementi netti comunque considerevoli. Rispetto a dieci anni or sono le famiglie tedesche sono ad esempio più ricche di oltre 1.300 miliardi (+31,6%), quelle francesi di oltre 1.200 miliardi (+31,9%) e quelle britanniche di 1.900 miliardi di euro (+30%). L’incremento in termini relativi risulta molto rilevante anche in Olanda (+55,9%, pari a 800 miliardi) e in Svezia (+72,6% ovvero 500 miliardi).

 

Lo studio della ripartizione geografica della ricchezza delle famiglie italiane negli ultimi 10 anni evidenzia una sua maggiore concentrazione nel Nord Ovest (scesa peraltro dal 35,2% del 2006 al 34,6% del 2014) e nel Nord Est (scesa dal 31,9% al 28,0%). Rimasta sostanzialmente stabile nel Centro (dal 21% al 21,5%), questa è invece aumentata al Sud (dall’8,5% all’11,2%) e nelle Isole (dal 3,3% al 4,7%).

Se si prendono in considerazione le differenti classi anagrafiche si può invece osservare come quasi metà della ricchezza sia posseduta dai nuclei con un capofamiglia over 64 (negli ultimi dieci anni si passa dal 28,9% al 47,9%). Questa decresce peraltro con l’abbassamento dell’età del loro capofamiglia: dal 24,5% per la fascia d’età 55-64 anni al 2,6% per le famiglie guidate da un soggetto under 34 anni. Un segno inequivocabile della difficoltà delle ultime generazioni ad accumulare risparmi.

“Citata come un fiore all’occhiello del nostro sistema finanziario nonché come simbolo della laboriosità e della capacità di risparmio degli italiani, la ricchezza delle famiglie italiane viene trattata dallo Stato come un bancomat al quale attingere spesso e volentieri”, osserva Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro.

“Oltre a una sua crescita inferiore a quella dei principali altri Paesi europei, preoccupa – sostiene – la sua disomogenea distribuzione sia per area geografica sia per classe d’età del capofamiglia. A detenerne la metà in Italia sono infatti le famiglie del Nord e quelle guidate dagli over 64. Un’ennesima conferma di come le attuali politiche del lavoro non riescano a garantire un volano per la crescita economica del Meridione, penalizzando al tempo stesso le giovani generazioni, quasi sempre messe nelle condizioni di non poter accumulare risparmi”, conclude Blasoni.

Fonte: ADNKronos  -  http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/12/ricchezza-famiglie-giu-anni-peggio-noi-solo-grecia_jikCZGPFlqDJH9uOO8wRBN.html?refresh_ce

Industria, produzione sale a luglio: +4,4% in un anno

A luglio 2017 l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra un incremento dello 0,1% rispetto a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio 2017 la produzione è aumentata dell’1,4% nei confronti dei tre mesi precedenti. Lo rileva l’Istat.

Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2017 l’indice è aumentato in termini tendenziali del 4,4% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a luglio 2016). Nella media dei primi sette mesi dell’anno la produzione è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’indice destagionalizzato mensile registra variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni strumentali (+1,6%), dei beni di consumo (+0,5%) e dei beni intermedi (+0,3%); segna invece una variazione negativa il comparto dell’energia (-3,6%), continua l’Istat. In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2017 una crescita significativa per i beni strumentali (+5,9%); in misura rilevante aumentano anche i beni di consumo (+4,1%), i beni intermedi (+3,5%) e l’energia (+3,3%), prosegue la nota.

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a luglio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della attività estrattiva (+8,4%), della fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a (+8,0%), delle industrie alimentari, bevande e tabacco e della fabbricazione di mezzi di trasporto (entrambi +6,9%); diminuzioni si registrano invece nei settori della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche, della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (entrambi -0,6%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-0,5%), conclude l’Istat.

Fonte: ADNKronos  -  http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/11/industria-produzione-sale-luglio-anno_7yIH3IfJJfQCkx80fMdjZO.html?refresh_ce

Bce, 4 possibili scenari sulla rimodulazione del Qe

La Bce guarda al futuro dopo il discorso di Draghi. L’agenzia Reuters, citando fonti a conoscenza della discussione, quest’oggi ha riferito che il consiglio della Banca centrale europea ha discusso quattro possibili scenari sulla rimodulazione del Qe, concordando che il prossimo passo debba essere una riduzione dello stimolo stesso da decidere con il più ampio consenso possibile.

Secondo queste fonti, tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbero il taglio degli acquisti a 40 o a 20 miliardi di euro al mese dagli attuali 60 e un’estensione temporale di 6 o 9 mesi. Il focus della discussione è stato l’ammontare complessivo degli acquisti, in cui è stato incluso anche il reinvestimento dei proventi dei titoli nel portafoglio della Bce alla scadenza, il cui importo salirà gradualmente fino a 15 miliardi al mese il prossimo anno. Condivisa anche la decisione di non alzare i tassi fino alla fine del programma: qualsiasi estensione, quindi, posticiperà il momento di un rialzo del costo del denaro. Invece non è sul tavolo il cosiddetto limite per emittente, per cui la Bce non può acquistare più di un terzo del debito di un Paese, dal momento che questo avrebbe potuto esporre il programma a contestazioni legali.

Il primo messaggio importante dato ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi, è che la vera riunione sul tapering sarà a ottobre. Sul questo tema c’è stata solo qualche discussione, ma nessuna indicazione è stata data relativamente ai tempi e alle modalità del processo, che sarà comunque lento e graduale. Da un lato, infatti, Draghi ha mantenuto una retorica molto espansiva, dall’altro ha però detto che a ottobre saranno forniti tutti gli elementi sul tapering. “E’ probabile che su questo rinvio abbiano influito implicitamente le prossime elezioni tedesche e il recente rafforzamento dell’euro e che la Bce voglia prendere decisioni solo quando il quadro rispetto a questi due temi sia più chiaro”, ha commentato Maria Paola Toschi, Market Strategist di JP Morgan Asset Management.

L’approccio accomodante espresso ieri dalla Bce è stato adottato grazie anche alle revisione al ribasso delle stime di inflazione, un altro fattore molto importante. Il comunicato della Bce ha mantenuto, comunque, tutta una serie di elementi di grande cautela, incluse quelle parti dedicate al prolungamento del Qe e al mantenimento dell’attuale livello dei tassi di interesse ben oltre la fine del Qe. La preoccupazione della Banca centrale è quella di non interrompere il sentiero di crescita. “I tassi di interesse saranno pertanto ritoccati al rialzo solo nel 2019, considerata anche la fiducia data alle dinamiche del credito. Infine, non ci sono preoccupazioni sul tema della disponibilità dei titoli per continuare il programma di acquisti della Bce e, secondo quanto affermato da Draghi, ciò è stato favorito dalla riduzione dei titoli con rendimenti negativi, un tema che condizionava l’eleggibilità dei titoli stessi all’inserimento nel programma di acquisto”, ha concluso Maria Paola Toschi.

Oggi si è fatto sentire in merito anche il possibile successore di Draghi al vertice dell’istituto di Francoforte, Jens Weidmann. Il presidente della Bundesbank ha sottolineato come l’inflazione nella zona euro sia rimasta debole e come l’outlook dei prezzi sia incerto. Ciò giustifica la prudenza dell’ultimo consiglio.

“Le previsioni pubblicate ieri mostrano che l’incremento dell’inflazione è debole e l’incertezza sul futuro sentiero dell’inflazione è abbastanza grande”, ha detto Weidmann in un intervento pubblico ad Amburgo. Il presidente della Bundesbank, da sempre critico nei confronti del massiccio piano di acquisto di titoli pubblici, ha però invitato la Bce a non perdere il momento giusto per agire. Intanto l’euro continua a dimostrarsi forte, scambia a quota 1,2066 sul dollaro, segno che gli investitori non hanno creduto alle parole da colomba del presidente Draghi. Mentre lo spread Btp-Bund viaggia sotto quota 170 punti a 164,5 punti base con il rendimento del decennale italiano all’1,95%. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib sale dello 0,38% a 21.805 punti, segnando la migliore performance tra le borse europee.

Fonte: Milano Finanza  -  https://www.milanofinanza.it/news/bce-4-possibili-scenari-sulla-rimodulazione-del-qe-201709081333301047

Bce: tassi al minimo e QE fino al 2018

I tassi di riferimento della Bce si mantengono al minimo storico. Nella riunione odierna, infatti, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

Il Consiglio – si legge nella nota dell’Eurotower – “si attende che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”.

QUANTITATIVE EASING - Inoltre nessuna modifica del Quantitative Easing della Bce, almeno per il momento. Il Consiglio direttivo ha confermato l’intenzione di “condurre gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro, sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione”. 

DRAGHI - Nel Consiglio direttivo “non sono stati discussi cambi ai limiti di emissione” nel Quantitative Easing ma ci sono state “discussioni preliminari” sugli “scenari e sui sistemi di trasmissione” delle eventuali scelte. Così il presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa in risposta a una domanda sul possibile inizio di un tapering.

“Sono fiducioso sul fatto che quando verrà tempo il decisioni sfrutteremo tutta la flessibilità” degli strumenti a disposizione della Bce”, ha sottolineato il presidente della Bce in risposta a una domanda sulla decisione sulla fine del QE.

Le scelte del Consiglio Direttivo, aggiunge, “non sono fatte su interessi nazionali” ma guardando “all’Eurozona nel suo complesso: se a volte sono stati comprati più bond di un tipo è stato per situazioni temporanee, corrette nelle fasi successive. Certo ci sono state deviazioni temporanee nel capital key, anche perche’ alcuni paesi non partecipano al QE come la Grecia, ma siamo stati più ‘market neutral’ possibile”.

Draghi ha annunciato quindi le nuove stime di crescita della Bce. In una quadro in cui la crescita nella prima metà dell’anno è stata “superiore alle attese”, per quest’anno si stima un incremento del pil del 2,2%, per il 2018 +1,8% e +1,7 per il 2019.

L’economia dell’Eurozona ha registrato una “accelerazione superiore al previsto nel primo semestre, è solida e diffusa fra paesi e settori. Ma la recente volatilità dei cambi è fonte di incertezza che richiede controllo” continuo, afferma ancora il presidente..

Nel quadro macroeconomico attuale, in cui persistino “rischi al ribasso per la crescita” e con l’inflazione ancora lontana dall’obiettivo, “è ancora necessaria una politica monetaria accomodante”, indica poi Draghi.

La Bce “deciderà in autunno come calibrare” le sue mosse dopo la fine del 2017, spiega ancora. Durante la riunione è stata fatta “una discussione molto preliminare” rispetto alle mosse che la Bce metterà in campo dopo la fine del 2017. Draghi aggiunge che “il grosso delle decisioni sarà preso in ottobre”, puntualizzando che si tratta di affrontare un insieme complesso di variabili.

“Nel consiglio direttivo c’è una diffusa insoddisfazione” sull’andamento dell’inflazione e questo sostiene la necessità di un “sostanziale livello di accomodamento monetario”, ha affermato poi il presidente in conferenza stampa, ribadendo come sull’inflazione “bisogna essere pazienti”.

Nonostante la liquidità immessa nel sistema con il QE “non vediamo pericoli sistemici da bolle, neanche nell’immobiliare residenziale”, ha poi sottolineato il presidente della Bce. “Vediamo quotazioni in crescita solo nell’immobiliare commerciale” ha ammesso, precisando che però si tratta di trend “locali” e non diffusi all’Eurozona.

Fonte: ADNKronos  -  http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/07/scelte-della-bce-tassi-minimo-fino_5fgcs8ilOi5jfnp4ZYtECP.html