Home Forum Pozzoli Risponde Un commento sull’art. 18, c. 2bis del DL 112/2008

Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da Stefano Pozzoli Stefano Pozzoli 3 anni, 4 mesi fa.

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    Un commento sull’art. 18, c. 2bis del DL 112/2008

    #265
    Stefano Pozzoli
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    La deliberazione n. 19/2014 della Sezione Regionale di Controllo per la Liguria è solo l’ultimo parere della Corte dei Conti che cerca di districarsi nell’interpretazione del famigerato comma 2 bis dell’art. 18 del DL 112/2008, questa volta nella sua nuova versione che è stata da poco introdotta dalla legge di stabilità per il 2014.

    Però il testo, se pure migliorato, rimane di difficile interpretazione e di pressoché impossibile applicazione. Di difficile interpretazione perché, come rileva la Sezione della Corte, se nel primo periodo del comma 2 bis l’estensione dei vincoli di finanza pubblica pare limitato alle aziende che rientrano nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione (c.d. elenco Istat), nel proseguo si afferma che ”le società che gestiscono servizi pubblici locali a rilevanza economica sono escluse dall’applicazione diretta dei vincoli previsti dal presente articolo”. Da qui la prima ma fondamentale incertezza: si parla di tutte le società di servizi pubblici locali o di quelle 3 o 4 (su circa un migliaio) che si ritrovano nell’elenco Istat? Che l’intenzione del legislatore fosse quella di ricomprendere tutte le aziende controllate in affidamento diretto è probabile, se non certo, ma non altrettanto chiara è la formulazione della norma e su una questione così delicata non sono ammesse incertezze.

    Oltre alla questione della superficie delle aziende interessate alle limitazioni il comma lascia aperti molti problemi di carattere applicativo. Ad esempio il “fermo restando il contratto nazionale di lavoro vigente alla data di entrata in vigore della presente disposizione” si riferisce al settore (federambiente, gas-acqua, ecc.) o al trattamento economico in vigore?

    Ci sono dubbi, ancora, sulle modalità di quantificazione di certi vincoli: l’art. 76, c. 7 del DL 112/2008 impone che si possa procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 40% della spesa per cessazioni dell’anno precedente, però nessuno si avventura nello spiegare come si possa calcolare a livello di gruppo, elemento necessario per una “applicazione indiretta”. E cosa accade quando alcuni comuni soci hanno un divieto assoluto di nuove assunzioni mentre altri possono assumere? È chiaro che il luogo più opportuno per “dettare la linea” sia l’assemblea dei soci ma quando vi è più di un comune tutto si complica.

    In sostanza, se si vogliono vincoli di finanza pubblica efficaci, occorre riformulare profondamente il testo del comma 2 bis, avendo a mente alcuni punti fermi. Anzitutto serve chiarezza nella formulazione: vanno eliminati gli ambigui riferimenti all’elenco Istat. Oltre a ciò è che i limiti devono essere facilmente ed oggettivamente calcolabili a livello di ente controllante. Grazie alla Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, con la delibera 14/2011, è stato individuato un modo semplice benché perfettibile per misurare il tetto del 50% di spese del personale per il “gruppo”.

    Occorre pensare ad un criterio analogo, che eviti gli eccessi di spesa senza paralizzare le aziende con vincoli innaturali e che, al tempo stesso, tenga fermo il leitmotiv della legge di stabilità 2014 (ovvero il rispetto di un impegno di gruppo, e in ultima istanza del comune, per impedire che le società siano uno strumento di elusione degli obblighi di finanza pubblica). Un indicatore ragionevole e, definendone la formulazione, anche semplice da calcolare, potrebbe essere una misura di riduzione tendenziale della spesa complessiva del personale. Si eviterebbe così che, quando l’ente locale non può assumere, faccia esplodere il costo del lavoro nelle aziende partecipate.

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