Menu Chiudi

Draghi, non si può aspettare che sia la crescita a ridurre i debiti

La ripresa dell’Eurozona “si sta nutrendo da sola”, vale a dire che i fattori trainanti sono sempre più endogeni che esogeni. I principali venti contrari sono ora “ampiamente dissipati” anche se però restano “rischi al ribasso”, seppur legati a fattori esterni. Questa l’analisi del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un convegno a Francoforte.

Draghi ha rilevato che nella fase iniziale della ripresa i suoi motori principali erano la caduta dei prezzi del petrolio e la politica monetaria. Ora “vediamo più segni del fatto che la crescita si sta nutrendo da sola, vale a dire che i moltiplicatori di spesa e la propagazione endogena stanno ancora sostenendo l’attività”. A questo punto “il miglior contributo che possiamo dare al benessere dei cittadini” è rappresentato dalla stabilità dei prezzi, ha proseguito. “Garantire la stabilità dei prezzi è una condizione necessaria per l’economia di essere in grado di crescere lungo un percorso equilibrato che può essere sostenuto nel lungo periodo. Questo è il principio guida di tutte le nostre decisioni di politica monetaria”, ha ricordato Draghi.

E il compito della Bce “non è finito. Non siamo ancora a un punto in cui la ripresa dell’inflazione sia in grado di autosostenersi senza la nostra politica accomodante”, ha avvertito. Per questo l’istituzione lo scorso ottobre ha deciso di ricalibrare il suo pacchetto di stimoli, dimezzando l’ammontare mensile degli acquisti di titoli, a 30 miliardi di euro a gennaio, ma mantenendo aperta la decisione sul possibile proseguimento di questa manovra oltre settembre.

Draghi ha quindi nuovamente ribadito che il mandato della Bce è quello di garantire la stabilità dei prezzi e non la redditività delle banche e ha smentito che i bassi tassi di interesse ufficiali siano la causa della limitata redditività delle banche. “Gli studi della Bce hanno rilevato scarse prove del fatto che la nostra politica monetaria attualmente stia causando danni” alla redditività, ha affermato. Ad ogni modo “i tassi netti sono rimasti piuttosto stabili negli ultimi due anni. E se in futuro vi fosse qualunque effetto negativo dei redditi da tassi di interesse, dovrebbero essere ampiamente bilanciati da altre componenti della redditività, come la qualità dei prestiti e di conseguenza i requisiti di accantonamento”.

Comunque è un dato di fatto che la zona euro è nel mezzo di una solida ripresa economica. “Il pil è salito per 18 trimestri consecutivi e dal nostro punto di vista, siamo fiduciosi che la ripresa sia robusta e che sia giunto il momento di proseguire così”, ha notato ancora il presidente della Bce. L’andamento dei consumi sta sostenendo la ripresa e Draghi ha osservato che sono “solidi” anche “quando i prezzi del petrolio sono aumentati di circa 30 dollari dall’inizio del 2016”. Il consumo è sostenuto “da un circolo virtuoso tra l’aumento del reddito da lavoro e l’aumento dell’occupazione”, ha spiegato.

Al contempo per l’area dell’euro il debito societario lordo sul valore aggiunto è tornato grosso modo al suo livello pre-crisi. “Nei Paesi vulnerabili il declino è stato più marcato”. In Spagna, il debito societario è sceso dal 215% del valore aggiunto lordo all’inizio del 2012 a quasi il 150% oggi, lo stesso livello che aveva alla fine del 2004. Le imprese italiane hanno visto il loro rapporto debito/pil scendere di circa 30 punti percentuali dalla fine 2012, tornando allo stesso livello di metà 2007.

Per le famiglie, “anche l’indebitamento lordo si sta riducendo e si trova appena al di sotto del livello di metà 2008”. E, cosa importante per la ripresa, il deleveraging delle famiglie sta avvenendo in gran parte “passivamente”, cioè attraverso una crescita nominale, piuttosto che “attivamente”, cioè attraverso il pagamento di debiti o cancellazioni, ha aggiunto il numero uno dell’Istituto centrale europeo.

A suo giudizio, con la ripresa in corso, “ora è il momento giusto per l’area dell’euro per affrontare ulteriori sfide alla stabilità. Questo significa mettere in ordine i conti e costruire riserve per il futuro, non solo attendere la crescita per ridurre gradualmente il debito. Significa attuare riforme strutturali che consentano alle nostre economie di convergere e crescere a velocità più elevate nel lungo periodo. E significa affrontare le rimanenti lacune nell’architettura istituzionale della nostra unione monetaria”. Un richiamo che potrebbe riferirsi ai conti pubblici dell’Italia.

Fonte: Milano Finanza  –  https://www.milanofinanza.it/news/draghi-non-si-puo-aspettare-che-sia-la-crescita-a-ridurre-i-debiti-201711171130463370